Su èTV è andato in onda il confronto tra gli esponenti della sinistra Duca e Gramillano e vorrei dire al candidato del PD di non parlare di ciò che non conosce e mi riferisco al co-housing.
Da anni l’associazione che rappresento si batte per divulgare e far accettare questo stile di vita abitativo e da sempre l’Amministrazione Comunale, guidata proprio dalle stesse persone che ora la stanno sbandierando, ne rifiutano la realizzazione. Sto parlando del progetto sperimentale il “Borgo Biocasa” presentato ad Aprile del 2007 all’allora Sindaco Sturani prima e agli assessori competenti (edilizia, demanio, politiche sociali) poi: risultato gran pacche sulle spalle e nessuna apertura.
Oggi a caccia di voti, il PDI, guarda caso, mostra una apertura verso questo progetto (ma non è stato inserito nel Programma pubblicato); nessun cenno è presente nel programma circa gli aiuti e agevolazioni alle famiglie numerose e semi-numerose.
Le proposte che abbiamo sempre prospettato sono state rifiutate dalla giunta Sturani perché si chiedeva loro di divenire nostri partner e sono le stesse persone che oggi si dicono pronte ad accogliere il progetto.
Ma noi non ci crediamo più, e siamo sicuri che il “professore” abbia capito cos’è il co-housing visto che nel suo programma continua ad incentivare le “giovani coppie” come si evince dal programma pubblicato dal PDI-Gramillano dove non c’è nessun cenno alle famiglie, alle donne sole con figli, agli anziani.
Come sempre.
Differente il programma di Eugenio Duca che noi sosteniamo dove c’è ampio spazio per queste soluzioni ad iniziare dalla riqualificazione di aree abbandonate demaniali dove sarà possibile realizzare tali soluzioni sperimentali.
Ma veniamo al co-housing visto che il “professore” lo ha citato in diretta senza saper bene di cosa stesse parlando: Il co-housing, nato in Sandinavia negli anni ‘60 è nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che si sono scelte e con cui si è progettata la comunità residenziale. Chi vive in co-housing, e oggi sono più di mille gli insediamenti di questo tipo nel mondo, vive una vita più semplice, meno costosa e meno faticosa decidendo innanzitutto cosa condividere: un micronido per i bambini, un orto o una serra, un living condominiale, un servizio di car sharing o una portineria intelligente che paga le bollette e ritira la spesa. Solo per fare qualche esempio.
Il co-housing non è un utopia ma l’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi senza rinunicrae alla autnomia dell’abitazione con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Di solito si tratta di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata - alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).
La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.
Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
Professore, è sicuro di aver studiato e di sapere cos’è il co-housing?
Maurizio Moscatelli
LE SOLUZIONI PROPOSTE DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE
La nostra associazione, supportata da primarie aziende sia nel settore delle costruzioni (rigorosamante in Bio-edilizia) che di soluzioni da fonti energetiche rinnovabili ha progettato soluzioni per:
1. Famiglie numerose e semi-numerose con spazi comuni sia all’aperto che al chiuso dove far co-esistere i propri figli in un ambiente protetto, sorvegliato da adulti, che però possa lasciar loro piena libertà di socializzare; ed ecco allora il micro-nido, la ludoteca, il locale per feste di compleanni e ritrovo, la biblioteca e/o sala audiovisivi e il doposcuola ma anche il parchetto con giochi all’aperto, il campetto di calcio, etc.
2. mamme single o separate con figli; in questo caso le abitazioni si riducono di molto in quanto la media di figli e 1 o al massimo 2 quindi le necessità abitative diminuiscono o nella stessa cubatura sarà possibile prevedere più abitazioni. Anche in questo caso il focus sono i figli: oggi se è presente un solo genitore che spesso è costretto a lavorare tutto il giorno per il sostentamento della famiglia, il grande problema è dove lasciare e a chi far seguire i propri figli quando escono dalla scuola. una soluzione in co-housing, con l’aiuto di personale preposto potrà assolvere brillantemente al problema se, come spesso accade, non ci si può affidare ai nonni (la miglior risorsa che abbiamo). E i costi verrebbero ripartiti tra tutti i co-houser abbattendosi drasticamente
3. anziani autosufficienti e spesso soli; con l’avanzare dell’età possono insorgere problemi di deambulazione e abitare in appartamenti grandi o ai piani alti dele normali abitazioni se senza ascensore può diventare difficile per un anziano. Capita anche, e a quste età è possibile che accada, il o la compagno/a di una vita li abbandona lasciandoli soli al proprio destino; spesso i figli, presi da impegni di lavoro e dalla propria famiglia non possono o non riescono a seguirli… In questo caso la soluzione di co-housing può assolvere a due compiti: dare una casa più “vivibile” e a misura di anziano (minore metratura che significa minori consumi, sprechi, tempo per la pulizia, etc) posta sul solo piano-terra ed anche qui con servizi, risorse e spazi condivisi ideali per la socializzazione, per non sentirsi soli.

Esempio di Co-housing in California (US)
Di seguito, per dovere di approfondimento, le 10 caratteristiche più comuni del cohousing
Ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ma vi sono anche molti tratti in comune:
1. PROGETTAZIONE PARTECIPATA - I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e come gestirli
2. VICINATO ELETTIVO - La comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, che scelgono di formare un gruppo promotore e si consolidano con la formazione di una visione comune condivisa.
3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE - Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, cosi’ come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa.
4. GESTIONE LOCALE - Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni.
5. STRUTTURA NON GERARCHICA - Nelle comunità di co-housing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso
6. SICUREZZA - Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani
7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ - Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità
8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO - La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti
9. PRIVACY - L’idea del co-housing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.
10. BENEFICI ECONOMICI - La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente.